“La libertà è il primo gesto: un tratto che rompe il silenzio e apre un mondo.”Tutto è nato da un disegno fatto per gioco: tre gatti mascherati che festeggiano il Carnevale, leggeri e un po’ buffi, nati da una matita che non aveva nessuna intenzione se non quella divertirsi.
Materiali e pasta
Prima di iniziare a modellare, ho preparato tutto con cura.
Cinque colori avvolti nella loro plastica: marrone, giallo, arancione, rosa e viola.
Ogni colore scelto non per caso, ma per affinità con i personaggi che stavano per nascere.
Ho disposto gli strumenti: le spatole, le punte, i pennelli da scultura.
Li conosco uno per uno, come si conoscono gli amici di lunga data.
Ognuno ha un gesto, una funzione, una voce.
Il tavolo si è trasformato in un piccolo teatro:
la pasta pronta, gli attrezzi in fila, il disegno lì accanto come spartito da seguire… o da reinventare.
Il gatto arancione è stato il primo a uscire dal foglio: un po’ testardo, un po’ vanitoso, ma perfetto per inaugurare la festa.
È lui che ha aperto le danze, il primo a trasformarsi da tratto di matita a piccola creatura di Carnevale.
Qui trovi inserite le foto dei pezzi
- corpo
-testa
-coda
-maschera
Ho modellato ogni parte separatamente, cercando la postura giusta, l’espressione più adatta, la curva che lo rendesse vivo.
Poi ho assemblato tutto con meticolosità, sperando che ogni pezzo trovasse il suo posto senza cedere o deformarsi.
Per completarlo, ho aggiunto i baffi di nylon che avevo acquistato online: sottili, leggeri, perfetti per dare quel tocco di vita che mancava.
Il gatto marrone: nato dalla sagoma
Dopo il gatto arancione, è arrivato il turno del gatto marrone.
Di lui ho solo la foto del corpo, perché l’ho modellato direttamente sulla sagoma del disegno, seguendo le linee come una guida silenziosa.
Metto qui la foto del corpo, così si vede il punto di partenza.
Subito dopo, la foto del gatto finito: la trasformazione completa.
È nato in modo diverso dagli altri: meno pezzi separati, più gesto continuo.
Ho lasciato che la pasta seguisse il profilo del foglio, come se il disegno stesso volesse uscire dalla carta.
La testa, la maschera e i dettagli sono arrivati dopo, quasi in punta di piedi, come se questo gatto preferisse mostrarsi solo quando è davvero pronto.
Il terzo gatto: il più teatrale
Il terzo gatto è nato in due tempi: prima il corpo, poi la sua trasformazione completa.
Metto qui la foto del corpo, ancora semplice, in attesa di diventare qualcosa di più.
E subito dopo, la foto del gatto finito: colorato, mascherato, pronto per la scena.
È il più teatrale dei tre: ha una maschera blu, un braccio giallo, una coda arancione arrotolata come un punto esclamativo.
Sembra uscito da una commedia buffa, con quel musetto che non si prende troppo sul serio.
L’ho modellato con leggerezza, lasciando che i colori si mescolassero come in una festa.
Ogni dettaglio è nato per gioco, ma ha trovato il suo posto con precisione.
…E poi, come se non bastasse, fa la linguaccia.
Un gesto piccolo, ma irresistibile: come se volesse dire “Io sono qui per divertirmi, e voi?”
La libertà di giocare è questo:
lasciare che un’idea diventi forma,
che un disegno si trasformi in presenza,
che tre gatti mascherati prendano vita per festeggiare con noi.
Quale dei tre vi somiglia di più?
Quello vanitoso, quello silenzioso, o quello che fa la linguaccia?
Eccoli qui, tutti insieme.
Maschere, colori, coriandoli e piccole magie.
La festa può cominciare.
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