“Eccolo.
È nato così, come veniva.
Un piccolo libero, senza regole, senza paura di essere imperfetto.
E proprio per questo… è mio.”Essendo il mio primo neonato, ho scelto di lavorare con la plastilina.
L’ho rifatto cinque volte, senza paura di sbagliare.
Se avessi usato la pasta di zucchero avrei solo sprecato materiale, perché con l’addensante ogni errore pesa.
Così ho preferito sbagliare in libertà, senza ingannare nessuno: solo io, le mie mani, e la voglia di creare.”
Materiali utilizzati
Per creare Libertino ho scelto materiali semplici, quelli che mi permettevano di provare, sbagliare, ricominciare… senza paura.
• Plastilina rosa carne
per modellare il corpo del neonato. L’ho acquistata online e mi ha permesso di rifarlo cinque volte senza sprechi.
• Plastilina verde
per la base e i primi dettagli della culla provvisoria.
• Gli strumenti da modellazione
Per modellare Libertino ho usato gli stessi strumenti che vedete nella foto, quelli che mi accompagnano in ogni lavoro:
Li mostro perché mi piace essere trasparente:
questi sono gli strumenti reali con cui ho lavorato, quelli che hanno toccato la plastilina, che hanno creato le pieghe, le rotondità, i dettagli del mio primo neonato.
Uncinetto
quello che vedete nella foto, usato per creare il cappellino.
• Gomitolo piccolo di cotone verde scuro
per lavorare il cappellino e i dettagli morbidi.
👩🎨 I gomitoli di cotone
• Ago e filo verde scuro
per rifinire e fissare i particolari.
• Stoffa verde chiaro e nastro verde più scuro
per realizzare la copertina che avvolge Libertino.
👩🎨Stoffa e spugna
1. La nascita del volto
Per prima cosa ho modellato il volto.
Ho iniziato dal nasino, piccolo e morbido, poi ho creato la bocca leggermente aperta, come quando un neonato cerca il ciuccio nel sonno.
Solo dopo ho accennato gli occhi chiusi, due linee delicate che danno subito l’idea di pace.
Per dare al viso quella goffaggine tenera tipica dei neonati, ho aggiunto un po’ di plastilina ai lati, modellando le guance con le dita.
Infine ho segnato il mento, appena accennato, per dare rotondità e naturalezza.
2.
Il corpo,: la goccia e le cosceDopo il volto, ho iniziato a modellare il corpo.
Ho creato una piccola goccia di plastilina, che diventerà il busto di Libertino: larga in basso, più stretta verso il collo, morbida e semplice.
Poi ho modellato due cilindri per le cosce, cercando di mantenerli uguali nella forma e nella lunghezza.
Questo passaggio l’ho rifatto due volte, perché volevo che le proporzioni fossero armoniose e che il corpo avesse quella rotondità tipica dei neonati.
3.
I polpacci e i piediniPoi ho modellato i piccoli polpacci e i piedini.
Sono stati la parte più capricciosa: non so quante volte li ho rifatti, li ho smontati, li ho ricominciati da zero.
Alla fine, uno è rimasto un po’ più grande dell’altro… ma è proprio questo che mi piace.
Se giochi bene con la foto, sembra quasi un effetto fotografico, non un errore.
E in fondo i neonati veri non sono mai perfettamente simmetrici: hanno quella goffaggine naturale che li rende irresistibili.
4.
Le gambe, le braccia e l'unione del corpo A questo punto ho attaccato i polpacci con i piedini al corpo.
La posizione… l’hanno scelta loro, davvero. Mi sono limitata ad accompagnarli, perché ogni volta che provavo a sistemarli, tornavano a mettersi così.
E alla fine mi è piaciuto: è una posa naturale, spontanea, da neonato addormentato.
Poi ho modellato le piccole braccia con i pugnetti chiusi.
Cavolo, farle è stato più difficile del previsto: sono minuscole e devono essere proporzionate al resto del corpo.
Le ho rifatte più volte, finché non hanno trovato la loro forma.
Quando tutto era pronto, ho posizionato il viso sopra alle manine, come fanno i neonati quando cercano conforto.
Per creare il collo e far aderire bene la testa al corpo, ho aggiunto un po’ di plastilina rosa e l’ho lavorata con gli strumenti in silicone blu, che mi aiutano a fondere i punti senza lasciare segni.
Infine ho modellato una minuscola orecchia.
Ed è stato in quel momento che l’ho capito: Libertino era nato.
5.
Il ciuccio: un dettaglio minuscolo che dà vitaQui mi sono divertita un sacco.
Prima ho creato il ciuccio, semplicissimo ma d’effetto:
ho fatto un piccolo cilindro di plastilina rosa e l’ho schiacciato con il mignolo, prima da un’estremità e poi dall’altra, fino a dargli la forma di un minuscolo fiocco.
Al centro ho aggiunto una micro‑pallina verde, che diventa la parte che il neonato “succhia”.
Una volta pronto, l’ho posato sopra la bocca, e la magia è successa da sola:
sembra davvero che Libertino stia succhiando il suo ciuccio, come un bimbo appena addormentato.
6. Il cappellino: un ricordo che diventa dettaglio
Per finire, ho creato il cappellino.
Mi ci sono voluti quasi 40 minuti, perché non ricordavo bene tutti i passaggi che la mia mamma mi aveva insegnato quando ero piccola.
Ogni punto era un ricordo, ogni tentativo un “aspetta… com’era che si faceva?”.
Quando finalmente ha preso forma, l’ho semplicemente appoggiato sulla testolina di Libertino.
E lì ho capito che non serviva altro: stava benissimo così, morbido, leggero, come se fosse sempre stato suo.
8.
Un giaciglio morbido e accoglienteLa culla doveva essere un giaciglio morbido e accogliente, qualcosa che proteggesse Libertino come una foglia protegge un germoglio.
Per questo ho scelto di creare una lattuga gigante, modellata foglia per foglia, con pazienza e dolcezza.
Ogni foglia l’ho arrotolata, aperta, curvata e sistemata finché non sembrava pronta ad abbracciarlo.
Volevo che fosse naturale, fresca, quasi viva.
Quando l’ho completata e ho adagiato Libertino al suo interno, tutto ha trovato il suo posto: lui, la sua posa buffa, il cappellino, il ciuccio… e questo nido verde che lo accoglie come una piccola promessa di protezione.
9. L'ultimo gesto: adagiarlo e coprirlo
Quando tutto era pronto, ho posizionato Libertino con delicatezza, come si fa con un neonato vero.
L’ho coperto con il lenzuolino che avevo creato con la stoffa verde chiaro e il nastrino più scuro, facendo attenzione a non muoverlo troppo… proprio come quando un bimbo si è appena addormentato e non vuoi rischiare di svegliarlo.
Sono rimasta lì a guardarlo per un po’.
Forse per paura che si svegliasse.
O forse perché, in quel momento, mi ha fatto tornare a quando sono diventata mamma.
L’ho guardato a lungo, in silenzio.
E in quel momento, nella mia testa, è tornata quella frase dei Genesis che mi ha accompagnata per tutto il tempo:
“You know I love you.”
“Vi lascio questo momento così com’è nato.
Se volete, potete lasciarmi un pensiero.”
Lo so, esiste anche un modo molto più facile per creare un neonato: basta usare un modello 3D.
È bello, è perfetto… ma non è la mia storia.
Io avevo bisogno di farlo così: foglia per foglia, dito per dito, ricordo per ricordo.
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