Il mio piccolo rituale
Prima ancora di toccare la pasta, c’è un gesto che ripeto sempre.
Metto tutti gli attrezzi dentro un contenitore, in ordine, come se stessi preparando un piccolo altare.
Dispongo davanti a me tutta la pasta colorata, ogni tonalità al suo posto, come una tavolozza che aspetta solo di essere sfiorata.
Poi chiudo gli occhi.
Faccio un respiro profondo.
Lascio che l’aria entri e si sieda un momento dentro di me.
Mi concentro su ciò che sto per creare, lo visualizzo, lo sento già tra le mani.
E quando butto fuori l’aria… è come se dicessi a me stessa:
“Adesso puoi iniziare.”
È un attimo minuscolo, ma è lì che nasce tutto.
È lì che la bottega si accende.
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Stamattina, mentre nasceva l’orsetta
Stamattina, mentre modellavo l’orsetta, ho sentito quella calma che arriva solo quando le mani sanno dove andare prima ancora che la testa pensi.
La pasta beige era morbida, docile, come se respirasse con me.
Non vedevo ancora l’orsetta, ma la sentivo già.
Il silenzio attorno non era vuoto: era pieno, caldo, un silenzio che fa compagnia.
Quando ho iniziato a dare la texture al pelo con la mia spazzola fatta in casa, ho provato una piccola gioia infantile.
Quella gioia semplice che arriva quando un gesto funziona, quando un’idea prende forma, quando ti accorgi che stai creando qualcosa che ti assomiglia.
E mentre modellavo il vestitino azzurro, ho sentito una tenerezza strana, come se stessi vestendo una bambina che non c’è, ma che in qualche modo conosco.
Forse una parte di me.
Forse una parte di tutte noi.
La mimosa, poi…
Ogni pallina gialla, una dopo l’altra, come piccoli respiri.
E il colino che si trasforma in strumento magico — perché nella mia bottega anche gli oggetti più semplici diventano alleati.
Quando l’ho guardata finita, ho sentito una cosa precisa:
questa orsetta non è solo un tutorial.
È un messaggio.
È un promemoria.
È un abbraccio.
E forse, stamattina, mentre la creavo…
quell’abbraccio serviva anche a me.
Pamela
†13
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