Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

👑 La nascita della Regina Serenity

 Oggi vi porto dietro le quinte della mia bottega , dove sta prendendo forma la Regina Serenit y. Ho iniziato modellando il corpo, senza cercare la perfezione delle gambe: dovevano solo sostenere il vestito, come una base di grazia. Per il corpetto ho creato un lungo rettangolo di pasta e, partendo dalla schiena, ho ricoperto i seni — proprio come avevo fatto con la Dama Nera . Ho lasciato che la pasta scendesse un po’ sulla parte bassa, per poi sistemare le balze , create una a una, sottilissime e delicate.   Infine ho modellato il fiocco , con due parti non identiche per dare movimento, e due rettangoli lunghi per creare le code. Non è ancora finita… ma presto la vedrete completa, con i capelli gialli e tutta la luce della luna che porta nel cuore. 🌕

🌿Stanze di carta : scheda 18– Il laboratorio di zio Mariano

 

“Fotografia in bianco e nero di un uomo in panetteria che lavora l’impasto su un banco pieno di piccoli panini, mentre una bambina lo osserva sorridendo accanto a una ciotola grande; sul tavolo moderno in primo piano si vedono posate e un panno rosa.”

C’era una porta, nella mia infanzia, che profumava di zucchero e di cacao.

Una porta che si apriva su un mondo diverso dal resto della casa: il laboratorio di zio Mariano.

Appena entravo, il tempo cambiava ritmo. Le spatole facevano musica, le glasse colavano come piccoli fiumi lucidi, e il banco di marmo era freddo come una promessa.

Io restavo lì, immobile, con gli occhi spalancati. Guardavo le sue mani muoversi veloci, sicure, leggere. Creavano forme, colori, superfici perfette. E ogni gesto sembrava una magia che non voleva farsi spiegare.

D’estate, però, tutto cambiava. I cioccolatini sparivano, perché il caldo li avrebbe sciolti. E allora zio Mariano si dedicava alle glasse più dense, a quelle che resistevano alla stagione, a quelle che gli permettevano di continuare a creare senza tradire il suo mestiere.

Io lo osservavo, senza capire davvero, ma sentendo che c’era una saggezza antica in quel modo di adattarsi. Una lezione che sarebbe rimasta con me molto più a lungo di quanto potessi immaginare.

Oggi, nella mia bottega, quando arriva il caldo e la pasta di zucchero diventa capricciosa, mi torna in mente lui. E capisco che sto facendo la stessa cosa: non smetto di creare, cambio materiale. Passo alla plastilina, alleno le mani, e continuo a crescere.

Forse è questo che resta davvero dei maestri: non le ricette, non i segreti, ma il modo in cui affrontano le stagioni.

E così, ogni volta che il caldo arriva, apro una delle mie stanze di carta e ritrovo zio Mariano, con le sue glasse dense, il suo sorriso paziente, e la sua magia che non si scioglie mai.

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