Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

🎧 The Sound of Silence – Le parole che restano ( Italiano e Spagnolo)

  Ci sono canzoni che non arrivano: ritornano . Non fanno rumore, non chiedono spazio. Entrano in punta di piedi, come un ricordo che non hai mai davvero lasciato andare. Questa canzone è così: un sussurro che diventa eco, un silenzio che parla più di mille voci, una visione che non se ne va. La frase che ho scelto “and the vision that was planted in my brain, still remains” 🇮🇹 Italiano “e la visione piantata nella mia mente rimane ancora” Ci sono immagini interiori che non si cancellano. Restano lì, ferme, profonde, come semi che continuano a respirare anche quando tutto tace. Il silenzio non è vuoto: è memoria, è presenza, è ciò che rimane quando le parole non bastano. 🇪🇸 Español “y la visión sembrada en mi mente aún permanece” A veces, lo que vuelve no es la música, sino lo que la música despierta. Una sensación, un recuerdo, una parte de mí que sigue ahí, quieta, profunda, intacta. 🔗 Ascolta la canzone The Sound Of silence

🌿Stanze di carta : scheda 18– Il laboratorio di zio Mariano

 


C’era una porta, nella mia infanzia, che profumava di zucchero e di cacao.

Una porta che si apriva su un mondo diverso dal resto della casa: il laboratorio di zio Mariano.

Appena entravo, il tempo cambiava ritmo. Le spatole facevano musica, le glasse colavano come piccoli fiumi lucidi, e il banco di marmo era freddo come una promessa.

Io restavo lì, immobile, con gli occhi spalancati. Guardavo le sue mani muoversi veloci, sicure, leggere. Creavano forme, colori, superfici perfette. E ogni gesto sembrava una magia che non voleva farsi spiegare.

D’estate, però, tutto cambiava. I cioccolatini sparivano, perché il caldo li avrebbe sciolti. E allora zio Mariano si dedicava alle glasse più dense, a quelle che resistevano alla stagione, a quelle che gli permettevano di continuare a creare senza tradire il suo mestiere.

Io lo osservavo, senza capire davvero, ma sentendo che c’era una saggezza antica in quel modo di adattarsi. Una lezione che sarebbe rimasta con me molto più a lungo di quanto potessi immaginare.

Oggi, nella mia bottega, quando arriva il caldo e la pasta di zucchero diventa capricciosa, mi torna in mente lui. E capisco che sto facendo la stessa cosa: non smetto di creare, cambio materiale. Passo alla plastilina, alleno le mani, e continuo a crescere.

Forse è questo che resta davvero dei maestri: non le ricette, non i segreti, ma il modo in cui affrontano le stagioni.

E così, ogni volta che il caldo arriva, apro una delle mie stanze di carta e ritrovo zio Mariano, con le sue glasse dense, il suo sorriso paziente, e la sua magia che non si scioglie mai.

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