Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

🎧 The Sound of Silence – Le parole che restano ( Italiano e Spagnolo)

  Ci sono canzoni che non arrivano: ritornano . Non fanno rumore, non chiedono spazio. Entrano in punta di piedi, come un ricordo che non hai mai davvero lasciato andare. Questa canzone è così: un sussurro che diventa eco, un silenzio che parla più di mille voci, una visione che non se ne va. La frase che ho scelto “and the vision that was planted in my brain, still remains” 🇮🇹 Italiano “e la visione piantata nella mia mente rimane ancora” Ci sono immagini interiori che non si cancellano. Restano lì, ferme, profonde, come semi che continuano a respirare anche quando tutto tace. Il silenzio non è vuoto: è memoria, è presenza, è ciò che rimane quando le parole non bastano. 🇪🇸 Español “y la visión sembrada en mi mente aún permanece” A veces, lo que vuelve no es la música, sino lo que la música despierta. Una sensación, un recuerdo, una parte de mí que sigue ahí, quieta, profunda, intacta. 🔗 Ascolta la canzone The Sound Of silence

🥚💙🖤 L’Uovo Interista che non ne voleva sapere

 Ci sono giorni in cui la creatività scorre come un fiume.

E poi ci sono giorni in cui… arriva lui. L’Uovo Interista. Quello che “non ne vuole sapere”.

Era lì, appoggiato nel suo bicchierino, con quell’aria da duro. Nero, blu, iridescente, tutto orgoglio e scaglie. Io lo guardo. Lui mi guarda. E già capisco che sarà una giornata lunga.

«Dai, famo pace» gli dico, come si dice ai vecchi amici testardi. Niente. Lui resta immobile, rigido, come se stesse ascoltando l’inno allo stadio.

Provo a passare il pennello. Il colore scivola via come un tifoso che non vuole farsi intervistare. Riprovo. Il pennello si piega, si arrende, sembra dire: «Pamela, io qui non ci resto.»

L’uovo, invece, si lucida da solo. Sì, da solo. Come se si stesse sistemando i capelli prima di una partita importante.

A un certo punto, giuro, mi è sembrato che si girasse. Piano piano. Quel tanto che basta per farmi capire che non aveva alcuna intenzione di collaborare.

«Senti» gli dico, «io devo lavorare. Tu devi farti dipingere. Facciamo che ognuno fa la sua parte.» Silenzio. Lui, fiero, immobile, con quell’aria da “io sono nato così e così resto”.

E lì ho capito. Non era un uovo. Era un carattere. Un tifoso. Un Interista convinto.

Alla fine ho smesso di combatterlo. Mi sono messa a ridere. Perché certe creazioni non si modellano: si accettano. E diventano storie.

Così è nato questo racconto. Per ricordare che anche in cucina, anche nella bottega, anche davanti a un uovo di cioccolato… gli imprevisti hanno personalità. E a volte, una personalità… nerazzurra.



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