Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

🎧 The Sound of Silence – Le parole che restano ( Italiano e Spagnolo)

  Ci sono canzoni che non arrivano: ritornano . Non fanno rumore, non chiedono spazio. Entrano in punta di piedi, come un ricordo che non hai mai davvero lasciato andare. Questa canzone è così: un sussurro che diventa eco, un silenzio che parla più di mille voci, una visione che non se ne va. La frase che ho scelto “and the vision that was planted in my brain, still remains” 🇮🇹 Italiano “e la visione piantata nella mia mente rimane ancora” Ci sono immagini interiori che non si cancellano. Restano lì, ferme, profonde, come semi che continuano a respirare anche quando tutto tace. Il silenzio non è vuoto: è memoria, è presenza, è ciò che rimane quando le parole non bastano. 🇪🇸 Español “y la visión sembrada en mi mente aún permanece” A veces, lo que vuelve no es la música, sino lo que la música despierta. Una sensación, un recuerdo, una parte de mí que sigue ahí, quieta, profunda, intacta. 🔗 Ascolta la canzone The Sound Of silence

👴 Nonno “E che ve devo dì”

 

 

A volte i personaggi non li cerchi: ti arrivano. Nascono da un errore, da una smorfia, da un pezzo di pasta che prende una piega tutta sua. E mentre li guardi… ti viene da ridere, perché ti ricordano qualcuno.

Così è nato lui: Nonno “E che ve devo dì”. Un vecchietto un po’ storto, un po’ burbero, ma con quella faccia che sembra dire: “Eh… e che ve devo dì?” Proprio come mio papà quando si arrendeva alle mie follie creative.

È diventato il mio modo di trasformare gli imprevisti in compagnia. Ogni volta che qualcosa non va come voglio, lui arriva, si siede lì, e mi guarda come per dire: “Dai, famo pace.”

✍️ Mini‑tutorial: come è nato Nonno “E che ve devo dì”

Ecco i passaggi semplici e veloci, così chi legge può provare a farlo:

1. Una pallina irregolare Non serve perfetta: anzi, più è storta, più carattere avrà.

2. Premi leggermente per creare la fronte Un dito basta. La fronte un po’ sporgente gli dà subito quell’aria da vecchietto pensieroso.

3. Due fossette per gli occhi Non scavare troppo: devono essere solo accennate, come occhi che osservano il mondo con pazienza.

4. Il naso “a patata” Una piccola goccia di pasta tirata in avanti. È lui che fa metà del carattere.

5. La bocca che sospira Un taglietto leggero, appena curvo verso il basso. È lì che nasce il suo “E che ve devo dì”.

6. Le guance cadenti Due pressioni morbide ai lati della bocca. E subito diventa tenero.

7. Capelli spettinati Pochi, disordinati, come se si fosse appena svegliato da un pisolino sulla poltrona.

💛 Perché gli voglio bene

Perché è nato da un errore. Perché mi ricorda mio papà. Perché ogni volta che lo guardo mi fa sorridere. E perché, in fondo, è il simbolo della mia bottega: trasformare gli imprevisti in storie.



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