Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

👑 La nascita della Regina Serenity

 Oggi vi porto dietro le quinte della mia bottega , dove sta prendendo forma la Regina Serenit y. Ho iniziato modellando il corpo, senza cercare la perfezione delle gambe: dovevano solo sostenere il vestito, come una base di grazia. Per il corpetto ho creato un lungo rettangolo di pasta e, partendo dalla schiena, ho ricoperto i seni — proprio come avevo fatto con la Dama Nera . Ho lasciato che la pasta scendesse un po’ sulla parte bassa, per poi sistemare le balze , create una a una, sottilissime e delicate.   Infine ho modellato il fiocco , con due parti non identiche per dare movimento, e due rettangoli lunghi per creare le code. Non è ancora finita… ma presto la vedrete completa, con i capelli gialli e tutta la luce della luna che porta nel cuore. 🌕

👴 Nonno “E che ve devo dì”

 

 
Testa in plastilina rosa raffigurante un nonno con capelli e baffi grigi, occhi azzurri e gialli, espressione buffa e rassegnata, appoggiata su un foglio bianco con uno stecchino accanto

A volte i personaggi non li cerchi: ti arrivano. Nascono da un errore, da una smorfia, da un pezzo di pasta che prende una piega tutta sua. E mentre li guardi… ti viene da ridere, perché ti ricordano qualcuno.

Così è nato lui: Nonno “E che ve devo dì”. Un vecchietto un po’ storto, un po’ burbero, ma con quella faccia che sembra dire: “Eh… e che ve devo dì?” Proprio come mio papà quando si arrendeva alle mie follie creative.

È diventato il mio modo di trasformare gli imprevisti in compagnia. Ogni volta che qualcosa non va come voglio, lui arriva, si siede lì, e mi guarda come per dire: “Dai, famo pace.”

✍️ Mini‑tutorial: come è nato Nonno “E che ve devo dì”

Ecco i passaggi semplici e veloci, così chi legge può provare a farlo:

1. Una pallina irregolare Non serve perfetta: anzi, più è storta, più carattere avrà.

2. Premi leggermente per creare la fronte Un dito basta. La fronte un po’ sporgente gli dà subito quell’aria da vecchietto pensieroso.

3. Due fossette per gli occhi Non scavare troppo: devono essere solo accennate, come occhi che osservano il mondo con pazienza.

4. Il naso “a patata” Una piccola goccia di pasta tirata in avanti. È lui che fa metà del carattere.

5. La bocca che sospira Un taglietto leggero, appena curvo verso il basso. È lì che nasce il suo “E che ve devo dì”.

6. Le guance cadenti Due pressioni morbide ai lati della bocca. E subito diventa tenero.

7. Capelli spettinati Pochi, disordinati, come se si fosse appena svegliato da un pisolino sulla poltrona.

💛 Perché gli voglio bene

Perché è nato da un errore. Perché mi ricorda mio papà. Perché ogni volta che lo guardo mi fa sorridere. E perché, in fondo, è il simbolo della mia bottega: trasformare gli imprevisti in storie.



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