Tra colori, zucchero e creature: la mia via alla creazione

👑 La nascita della Regina Serenity

 Oggi vi porto dietro le quinte della mia bottega , dove sta prendendo forma la Regina Serenit y. Ho iniziato modellando il corpo, senza cercare la perfezione delle gambe: dovevano solo sostenere il vestito, come una base di grazia. Per il corpetto ho creato un lungo rettangolo di pasta e, partendo dalla schiena, ho ricoperto i seni — proprio come avevo fatto con la Dama Nera . Ho lasciato che la pasta scendesse un po’ sulla parte bassa, per poi sistemare le balze , create una a una, sottilissime e delicate.   Infine ho modellato il fiocco , con due parti non identiche per dare movimento, e due rettangoli lunghi per creare le code. Non è ancora finita… ma presto la vedrete completa, con i capelli gialli e tutta la luce della luna che porta nel cuore. 🌕

😙 La memoria delle mani: come nasce un volto da una pallina

 



piccolo volto modellato da una sola pallina di pasta, con boccuccia da bacio, occhi chiusi e cappellino, creato grazie alla memoria visiva e tattile delle mani.

Ci sono cose che non si imparano guardando.

Si imparano vedendo.

Vedere non è osservare. Vedere è lasciare che occhi, mani e memoria lavorino insieme.

Quando ho creato questo volto — la boccuccia da bacio, gli occhi chiusi, le orecchie, il cappellino — non ho aggiunto pasta. Non ho costruito: ho tirato fuori ciò che era già nascosto dentro una sola pallina.

Per riuscirci, ho dovuto prima imparare a vedere davvero.

Mi sono messa davanti allo specchio. Ho fatto la bocca da bacio e ne ho osservato la forma. Poi l’ho toccata, per sentirne il contorno, la morbidezza, la curva. Ho socchiuso gli occhi per capire come si piegano quando si manda un bacio. Ho ascoltato il volto, non solo guardato.

Poi ho preso un po’ di plastilina — per non sprecare la pasta di zucchero — e ho lasciato che la mente guidasse le mani. Non ho pensato: ho ricordato. La memoria visiva e quella tattile hanno fatto il resto.

Ed è nato un volto. Imperfetto, certo. Ma vero. Vivo.

Perché imparare a ricreare non significa copiare. Significa memorizzare ogni accenno, ogni curva, ogni ombra. Significa sentire prima di modellare.

E allora sì: per imparare a vedere bisogna usare gli occhi, ma anche le dita, la pelle, la memoria. Il resto lo fa la mano, quando finalmente decide di raccontare quello che ha imparato.

Commenti